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Protezione internazionale al migrante perseguitato per la propria omosessualità

La I sezione della Corte di Cassazione con la sentenza n. 11176/2019 ha avuto modo di pronunciarsi circa la necessità di riconoscimento della protezione internazionale per il ricorrente di origine ivoriana, come previsto dall’art. 8 lett. d), d.lgs n. 251/2007. Il ricorrente impugnava la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, la quale a conferma di quanto stabilito dalla Commissione Territoriale di Crotone non gli riconosceva lo status di rifugiato per motivi di persecutori legati al proprio orientamento sessuale.

Il ricorrente sposato e con due figli, a seguito di una relazione omosessuale divenne oggetto di concrete persecuzioni da parte del suocero (Imam) a causa di tale relazione extra coniugale. Le continue pressioni, e le potenziali violenze spinsero lo stesso ad emigrare richiedendo alla Commissione Territoriale di Crotone, il riconoscimento dello status di rifugiato. A fondamento di tale diniego ribadito dalla Corte vi fu il racconto dello stesso, il quale lamentava il pericolo di atti di violenza, pericolo potenziale legato a motivi personali e soggettivi, e l’assenza di una previsione tipica di reato prevista nell’ordinamento ivoriano per le relazioni omosessuali. La Suprema Corte sul punto ha avuto modo di precisare, accogliendo quindi il ricorso, che “ l’ assenza di norme che vietino direttamente o indirettamente rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso, non è, di per sé, risolutivo ai fini di escludere la protezione internazionale, dovendo altresì accertarsi se lo Stato, in tale situazione, riconducibile alla previsione dell’art. 8 lett d), non possa o non voglia offrire adeguata protezione alla persona omosessuale, ex art. 5 lett c) D.lgs. 251/2007, e dunque se, considerata la concreta situazione del richiedente e la sua particolare condizione personale, questi possa subire, a causa del suo orientamento sessuale, ex art. 8 lett. d), la minaccia grave ed individuale alla propria vita o alla persona e dunque l’impossibilità di vivere nel proprio paese d’origine senza rischi effettivi per la propria incolumità psico-fisica”.

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